GLOSSARIO

La particolare storia conservativa degli affreschi della Galleria Bassa del Museo degli Innocenti consente di studiarli anche attraverso affondi sulle tecniche artistiche e su quelle di restauro.

  • Affresco staccato a massello
    Con “distacco di pitture murali” si indicano tutte quelle operazioni di restauro che hanno lo scopo di separare fisicamente l’affresco dalla parete su cui venne dipinto e di trasferirlo su un supporto mobile. In passato quest’operazione, oggi tendenzialmente praticata soltanto in situazioni emergenziali, costituiva un importante mezzo di conservazione dei dipinti. Consentiva, infatti, sia di risparmiare gli affreschi dalle eventuali demolizioni degli edifici che li contenevano, sia di risolvere casi di degrado dovuti al cattivo stato conservativo dell’intonaco originale. La più antica tecnica di distacco degli affreschi è lo “stacco a massello”, che consisteva nel tagliare la porzione di parete sulla quale si trovava la decorazione pittorica e, grazie al sostegno di un telaio resistente e poderoso, portar via l’affresco insieme a una parte di muro. Oltre a essere faticosa e poco agevole, questa tecnica comportava notevoli rischi di crollo per la struttura architettonica rimanente, alla quale poteva creare gravi danni strutturali. Già conosciuto dai romani e poi largamente impiegato da Giorgio Vasari alla metà del Cinquecento, lo stacco a massello continuò a essere utilizzato per tutto il XIX secolo. La maggioranza delle pitture esposte nel Cenacolo di Ognissanti era stata così trattata nel corso dell’Ottocento: le numerose foto storiche esistenti, relative all’antico allestimento delle opere, documentano infatti la presenza di grosse porzioni di muro dietro la superficie degli affreschi.
  • Sinopia
    Sullo strato dell’arriccio i pittori realizzavano dei disegni preparatori chiamati sinopie, dal nome del pigmento rosso con cui spesso venivano realizzati, la Terra di Sinope. Questi disegni servivano da guida per l’artista nel momento in cui doveva stendere le giornate di intonaco, che venivano applicate seguendo i contorni delle figure dipinte sull’arriccio. La sinopia, dunque, veniva interamente coperta dall’intonachino e, perciò, non doveva essere visibile allo spettatore. Per questa ragione il suo aspetto varia da caso a caso: a volte si abbozzavano soltanto gli ingombri delle figure e si impostavano gli spazi compositivi, altre si rifinivano tutti i personaggi nei minimi dettagli, studiandone panneggi, volti, trapassi tonali e costruzioni chiaroscurali. Con la possibilità di distaccare gli affreschi e, quindi, di separare l’intonachino dall’arriccio, si riportarono alla luce numerose sinopie. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, in Italia si produsse un’ondata di entusiasmo per questi disegni che, poiché erano destinati a rimanere nascosti, vennero considerati romanticamente come l’espressione più vera del genio dell’artista, libero dalle limitazioni di committenti e convenzioni sociali del proprio tempo. Così, nel corso degli anni Cinquanta del secolo scorso, si condussero ingenti campagne di stacchi, spesso non necessarie ai fini conservativi ma unicamente finalizzate al rinvenimento delle sinopie. Con il tempo, questo atteggiamento si è ridimensionato e oggi, che consideriamo gli stacchi come operazioni a cui ricorrere soltanto in via emergenziale, l’interesse della sinopia risiede nel suo essere una fase preparatoria dell’affresco.
  • Affresco
    L’affresco è una tecnica di pittura murale molto antica che consente di dipingere sull’intonaco di una parete. Per realizzarlo, il pittore stendeva sul muro, già preparato con uno strato di calcina e sabbia (rinzaffo), un primo strato di malta, detto “arriccio”, granuloso e irregolare. Su questo, si faceva aggrappare uno strato di intonaco, l’intonachino, più liscio e sottile, sul quale si poteva procedere a dipingere. La tecnica dell’affresco sfrutta un processo chimico chiamato carbonatazione della calce, che “salda” i pigmenti con l’intonaco, rendendo la pittura assolutamente durevole nel tempo. Perché questo avvenga, è necessario che il pigmento venga steso sull’intonaco fresco: perciò i pittori procedevano a dipingere la superficie muraria per porzioni, stendendo sull’arriccio piccole pezzature di intonachino, chiamate giornate, in modo da poterle dipingere prima che si asciugassero. Una volta terminata la fase della pittura a fresco, gli artisti rifinivano l’opera applicandovi pigmenti stesi a secco, più brillanti e luminosi: in assenza della carbonatazione della calce, questi non si fissano sul muro e, quindi, sono destinati a cadere con il tempo.
  • Affresco strappato
    Con “distacco di pitture murali” si indicano tutte quelle operazioni di restauro che hanno lo scopo di separare fisicamente l’affresco dalla parete su cui venne dipinto e di trasferirlo su un supporto mobile. In passato quest’operazione, oggi tendenzialmente praticata soltanto in situazioni emergenziali, costituiva un importante mezzo di conservazione dei dipinti. Consentiva, infatti, sia di risparmiare gli affreschi dalle eventuali demolizioni degli edifici che li contenevano, sia di risolvere casi di degrado dovuti al cattivo stato conservativo dell’intonaco originale. La necessità di distaccare gli affreschi dal muro alleggerendo i supporti comportò la messa a punto della tecnica dello strappo, sperimentata a partire dal Settecento. Questo metodo permette di lasciare inalterato l’intonaco e di distaccare soltanto un finissimo strato di colore. Sulla superficie pittorica si applicano delle tele con una colla molto potente, composta da una parte di collante e da una parte liquida. Quando quest’ultima evapora, la colla perde la componente acquosa e, asciugandosi, diminuisce di volume. La contrazione così prodotta esercita una trazione tale da separare il film pittorico dall’intonaco. La sottilissima pellicola di colore strappata dalla forza della colla viene infine ricollocata dai restauratori su un supporto più leggero (addirittura una tela, in certi casi). Nella moderna tecnica del restauro, lo strappo è sconsigliato poiché genera un drastico appiattimento della pellicola pittorica e può produrre un notevole impoverimento cromatico. La colla, infatti, non è abbastanza potente da asportare precisamente l’intero film pittorico e spesso sul muro originale rimane l’impronta più o meno sbiadita del dipinto, che può essere a sua volta ulteriormente strappata.
  • Affresco staccato
    Con “distacco di pitture murali” si indicano tutte quelle operazioni di restauro che hanno lo scopo di separare fisicamente l’affresco dalla parete su cui venne dipinto e di trasferirlo su un supporto mobile. In passato quest’operazione, oggi tendenzialmente praticata soltanto in situazioni emergenziali, costituiva un importante mezzo di conservazione dei dipinti. Consentiva, infatti, sia di risparmiare gli affreschi dalle eventuali demolizioni degli edifici che li contenevano, sia di risolvere casi di degrado dovuti al cattivo stato conservativo dell’intonaco originale. A partire dal Settecento venne messa a punto una tecnica che permetteva di distaccare soltanto gli intonaci lasciando inalterata la struttura muraria. Questo procedimento di stacco è piuttosto complesso e prevede diverse fasi. Una volta incollata sulla superficie pittorica uno o più strati di tela di protezione, i restauratori incidono l’intonaco lungo il perimetro della porzione da staccare e iniziano un’operazione di martellatura che, grazie alle vibrazioni prodotte, dà avvio al processo di distacco, poi ultimato con l’uso di apposite spatole metalliche. I restauratori lavorano quindi sul retro dell’intonaco, ormai distaccato, lo regolarizzano e lo fanno aderire su un nuovo supporto. Questa tenica consente di separare l'intonachino, sul quale si dipingeva, dall’arriccio, su cui si trovano i disegni preparatori (sinopie). La tecnica dello stacco comporta un alto rischio di produrre fratture e frammentazioni nell’intonaco.
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