STORIA

Nella Galleria degli affreschi del Museo degli Innocenti si conserva un gruppo di opere di varia epoca e provenienza che, appartenenti alle Gallerie Fiorentine, vennero depositate agli Innocenti tra la fine di maggio e l’inizio di giugno 1971. Queste opere si distinguono in due nuclei: il primo è composto da quattro sinopie rimosse dai loro contesti d’origine nel corso degli anni Cinquanta del secolo scorso. Il secondo, più cospicuo, è costituito da una serie di affreschi che, staccati nel corso dell'Ottocento, furono riuniti all’interno del Museo del Cenacolo del convento di San Salvatore in Ognissanti, dove rimasero fino al 1966 quando furono duramente colpiti dall'alluvione del 4 novembre. A seguito di questo evento, vennero restaurati e trasportati al Museo degli Innocenti. 

La maggior parte di questi affreschi sono probabilmente il frutto di un’azione di salvataggio operata a partire dalla metà dell'Ottocento, volta a salvaguardare opere provenienti prima dalle soppressioni ecclesiastiche del periodo postunitario, poi dal riassetto urbano del centro storico di Firenze. Confluiti nelle raccolte delle Gallerie Fiorentine, gli affreschi furono esposti all’interno del Refettorio di Ognissanti nell'ambito di un ampio progetto di conversione di alcuni cenacoli monumentali in spazi espositivi, tra cui quelli di Sant’Apollonia e di San Salvi. I “cenacoli-musei”, formatisi grazie alle opere provenienti dalle soppressioni degli enti ecclesiastici, furono riuniti sotto la direzione del museo di San Marco e furono resi visitabili tra il 1890 e il 1893. Quello di Ognissanti aprì nel 1893 dopo vent’anni di restauri a tetti, grondaie e affreschi: era possibile accedervi tutti i giorni dalle 12 alle 16, previo pagamento di 25 centesimi per il biglietto di ingresso, che permetteva di visitare sei cenacoli fiorentini. Foto storiche conservate del Gabinetto fotografico delle Gallerie degli Uffizi documentano un allestimento volto a sfruttare tutto lo spazio disponibile, con gli affreschi affissi alle pareti su supporti ormai perduti o inseriti in cornici lignee. Nell’immediato dopoguerra, Ugo Procacci, con il patrocinio della Soprintendenza fiorentina, avviò un'importante campagna di recuperi e restauri, di cui diede conto a partire dal 1957 con tre mostre dedicate agli affreschi staccati presso il Forte Belvedere. Il tema in quegli anni era di urgente attualità, dopo i danni causati al patrimonio artistico dal secondo conflitto mondiale. Particolarmente sensibile alla questione della salvaguardia degli affreschi, il mondo del restauro e della storia dell’arte dovette inoltre fare i conti con le nuove problematiche legate all’acceleramento del degrado delle opere a causa dell’inquinamento atmosferico. Seguì un’intensa campagna di stacchi e di strappi comunemente nota come Stagione degli stacchi, che investì soprattutto il capoluogo toscano. La diretta conseguenza di questo fenomeno, oltre a una maggiore conoscenza della tecnica dell’affresco, fu la scoperta delle sinopie e del loro immediato recupero, motivato anche dal fervido interesse degli storici dell’arte che in esse vi leggevano una maggiore freschezza disegnativa e l'espressione più istintiva dell'artista. Probabilmente in questo contesto prese corpo anche l'idea di collocare gli affreschi staccati e le loro sinopie in un museo appositamente costituito, ma l'alluvione del 1966 impose una battuta d'arresto e pose all'attenzione nuove urgenze. Come molte altre realtà fiorentine, il convento di Ognissanti non fu risparmiato dalle acque dell’Arno e dalla nafta, due fattori che causarono numerosi danni agli affreschi che vi erano conservati. Leonetto Tintori, Alfio Del Serra e Giuseppe Rosi tra il 1967 e il 1968 furono i protagonisti di una nuova stagione di restauri, nella maggior parte dei casi consistenti in nuovi stacchi e strappi e ricollocazione della pellicola pittorica su supporti più moderni. 

Dopo questi interventi, le pitture già conservate nel Cenacolo Ognissanti furono destinate nel 1971 al Museo degli Innocenti e sistemati nella Galleria degli affreschi, al primo piano dell'edificio. 

 

Per approfondire

  • L. Bellosi, Il Museo dello Spedale degli Innocenti a Firenze, Firenze 1977.
  • S. Meloni Trkulja, La trasformazione dei cenacoli in musei, in La tradizione fiorentina dei cenacoli, a cura di C. Acidini Lachinat, R.C. Proto Pisani, Firenze 2002.
  • L.  Ciancabilla, Il mega-museo degli affreschi staccati di Firenze: genesi e riflessi di un progetto mai realizzato, in “Il patrimonio culturale. Studies on the Value of Culturale Heritage”, 25, 2022, pp. 541-564.
  • M. Sframeli, Le dimore del patrimonio. Opere delle gallerie fiorentine in deposito esterno a sedi rappresentanza e luoghi di culto, 2 voll., Firenze 2024.